Il Pd e la sindrome dell'avversario
15 AGO 20

Evidentemente esiste una specie di virus nel ruolo di segretario del Pd che prende tutti coloro che subentrano in questa carica. Un virus che ne trasforma i comportamenti rendendoli polemici e aggressivi nei riguardi dell’avversario politico, facendoli deviare da una linea politica autonoma e propositiva. Ricordo Franceschini, che fino alla vigilia del suo mandato era considerato una persona mite, una volta diventato segretario del Pd si trasformò, attaccando quotidianamente Berlusconi, anche con toni gratuiti e violenti. E che dire di Bersani, noto per la sua razionalità e il suo equilibrio, che oggi dedica i suoi interventi all’attacco dell’avversario, spesso con toni che sono abbondantemente sopra le righe? Veltroni è l’unico che si è sottratto in parte a questa sindrome, cercando di portare avanti una posizione autonoma e atteggiamenti che si sganciavano il più possibile dall’attacco all’avversario. Ma sappiamo come è andata finire, nel senso che è stato precocemente eliminato per eccesso di bontà nei riguardi dell’avversario. Purtroppo è uno stile che si è instaurato da tempo nelle file del Pd, difficile ad estirparsi e che non porterà da nessuna parte.